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“L’uomo del XXI secolo, molto spesso, non ha il tempo né la sensibilità per vivere pienamente l’arte”. Esempi di questa (triste) realtà possono essere notati da ciascuno di noi: Pompei è solo l’esempio più in vista, la brillante star di un casting d’eccezione, che vede l’Arte uscire dalla scena come un attore teatrale.

Non si ha più tempo per fermarsi ad apprezzare le decise pennellate di Tiziano né quello necessario per cercare di liberare le emozioni che celano i prigionieri di Michelangelo, men che meno si può perdere qualche istante a osservare la maestosità del Duomo di Milano.

In uno scenario simile, cosa si può fare per far tornare in scena quell’antica bellezza che mai dovrebbe essere dimenticata? Semplice: si porta l’arte sul web. E per catturare il popolo del web si sa, alla fine basta poco: un hashtag su Twitter, un selfie su Instagram, un tag su Facebook. Anche l’Arte dunque, è costretta a comprarsi uno smartphone per stare al passo con i tempi. Ma presto si adatta: condivide e pubblica, posta i suoi tweet con hashtag come #MuseumWeek o #ArtLife, tag che presto la rendono di nuovo la splendente star che è sempre stata.

In sostanza, ciò che ci rimane da fare, altro non è che aiutare l’Arte a stare al nostro passo, accompagnarla verso un futuro che non vuole dimenticare le sue origini. D’altronde sta proprio in questo la sua ricchezza.

M. Beatrice Trequattrini

Webizziamo l’Arte

Crollo a Pompei

Un affresco distrutto. Un dipinto squarciato. Un palazzo abbandonato. Una scultura sgretolata. L’unione del silenzio e del rumore crea una dissonanza ormai consueta per gli italiani.

Il nostro patrimonio artistico è da anni abbandonato a se stesso e la bellezza intrinseca in ogni opera d’arte si mostra appassita e logora. La difficile organizzazione ha condotto la nostra patria in un baratro così profondo che la risalita appare lontana e senza appigli ai quali aggrapparsi. La situazione è disperata e la proprietà delle opere d’arte è divisa tra enti, siano essi statali o privati, dunque la responsabilità non è mai di nessuno. Abbiamo meraviglie risalenti a ogni epoca. Dovremmo essere il paese nel quale le entrate per il turismo sono le più alte. Chi siamo stati ci accompagnerà verso chi saremo sia moralmente che a livello intellettuale.

A oggi siamo un popolo influenzato dalla superficialità: l’abitudine ci ha spinti a non interessarci più all’arte. L’indifferenza che ci ha colti sta dissipando la nostra più grande fortuna. Il silenzio degli indifferenti. Il rumore del crollo. La cacofonia è la maledizione del nostro paese caratterizzato da ignoranza e apatia. Se non decidiamo di toglierci questo velo di imperturbabilità che indossiamo imperterriti saremo destinati a crollare insieme alle nostre opere nel silenzio più assoluto.

Maria Cristina Petitti

Silenzio e rumore